Legambiente: in viaggio la "Goletta Verde" per monitorare l'inquinamento del Mediterraneo

09 luglio 2018, 16:15
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Torna anche quest'anno la Goletta Verde di Legambiente, l'iniziativa dell'associazione ambientalista che da oltre 30 anni si schiera in prima fila in difesa del mare e delle coste. Si tratta di un progetto che dal 1986 porta la verde imbarcazione a compiere il periplo delle coste italiane prelevando e analizzando circa 500 campioni d'acqua ed eseguendo su ognuno le analisi previste dalla legge.

Il progetto Goletta Verde e la lotta all'inquinamento marino
Per ogni tappa la missione del battello si arricchisce di incontri con i cittadini e le amministrazioni per parlare del mare e del suo stato di salute. Quest'anno tra i focus che il veliero ambientalista si propone di affrontare c'è la messa al bando delle plastiche usa e getta, la lotta alla mala depurazione, lo stop definitivo alle trivellazioni in mare e una riflessione sul Mediterraneo come mare simbolo di accoglienza e solidarietà.A bordo della goletta viaggerà un equipaggio composto da tecnici e biologi che analizzeranno circa 500 campioni d'acqua per verificarne composizione ed eventuali livelli di inquinamento, i risultati saranno poi resi pubblici giorno per giorno sul sito dell'associazione. Da consuetudine è stato attivato anche il servizio Sos Goletta, una sorta di numero “verde” per cittadini e turisti a cui si chiede di segnalare situazioni anomale di inquinamento delle acque: tubi che scaricano direttamente in mare ma anche chiazze sospette.

Le iniziative promosse nella regione Lazio
Particolare attenzione all'iniziativa e al tema in generale dell'inquinamento dei nostri mari è stata riservata dalla regione Lazio; non solo la tappa di Ostia (che ha ospitato la Goletta Verde dal 4 al 7 luglio), per contrastare la diffusione delle plastiche in mare la Regione, Arpa e Corepla hanno stretto un accordo per la valorizzazione delle buone pratiche legate alla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, con interventi a supporto dei servizi gestiti dai Comuni e attività di sensibilizzazione rivolte alle scuole e ai cittadini e soprattutto favorire e sostenere in ogni modo il recupero dei rifiuti in mare.L'iniziativa della regione governata da Nicola Zingaretti si mostra particolarmente sensibile alla grave realtà del marine litter, ovvero la formazione di isole galleggianti di rifiuti e la diffusione delle microplastiche, minuscole particelle di materiale plastico ormai presenti in tutte le acque del globo. Dando uno sguardo alle cifre, restringendo al solo Mediterraneo, ci sarebbero circa 250 miliardi i frammenti di plastica sparsi tra i flutti, fra questi il 41% è costituito da buste e detriti vari. Non va meglio a riva dove, secondo l’indagine Beach Litter 2018 condotta sempre da Legambiente, su 78 spiagge monitorate, per un totale di oltre 400mila metri quadri, sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

La lotta all'inquinamento dei mari: dal "fishing for litter" al riutilizzo delle plastiche
Soluzioni semplici e rapide per questo problema non esistono, ma solo lunghi processi di cambiamento culturale che la nostra società dovrà affrontare (per puntare a una felice sopravvivenza). Un esempio è il fishing for litter che è nato in Gran Bretagna: si tratta del coinvolgimento dei pescatori nell'ambito della raccolta dei rifiuti marini, spesso tirati su dalle reti dei pescherecci. Oggi grazie a questa iniziativa i mari di Scozia e Cornovaglia stanno cominciando a ripulirsi, intanto qualche piccola e primordiale iniziativa simile comincia a vedersi anche in Italia.Il nostro paese ha mosso molti passi avanti in termini di smaltimento dei rifiuti, in particolare riguardo il loro riciclo: recuperiamo il 76,9% dei rifiuti che produciamo rispetto alla media europea del 37% (fortemente viziata dai paesi che prevalentemente interrano e quelli che inceneriscono). Un ottimo risultato che non solo giova all'ambiente ma anche alle casse dello stato: nel 2015 il settore del riciclo ha prodotto un valore di 12,6 miliardi di euro pari all’1% del nostro Pil, estendendo il discorso a tutto il continente il nostro paese pesa per il 15% sul fatturato complessivamente generato dal settore della gestione dei rifiuti in tutta Europa, un valore da oltre 23 miliardi di euro.Le tecnologie del settore si rivelano sempre più performanti tanto da offrire la possibilità di smaltire, per esempio, quasi tutta la plastica che produciamo. Materiali plastici come l'HDPE (ovvero il polietilene ad alta densità) e il PP (il polipropilene) possono essere rifusi e riutilizzati, non sempre però per ricreare lo stesso tipo di prodotto: gli speciali contenitori in plastica progettati per il trasporto di alimenti e dei liquidi alimentari, per esempio, richiedono l'utilizzo di nuova materia prima, vergine, lontana da ogni possibilità di contaminazione.

Il pacchetto sull'economia circolare del Parlamento europeo
La direzione è quella giusta, lo conferma anche l'approvazione al Parlamento europeo di Strasburgo del pacchetto sull'economia circolare, un modello di sviluppo basato essenzialmente sul riutilizzo e l'eliminazione degli sprechi. Il provvedimento è passato in aprile, prevede che il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrà essere riciclato. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali da imballaggio dovrà invece essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Alcuni sistemi di smaltimento di paesi UE sono molto distanti dai nostri: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno mai interrato nulla ma incenerito molto, di contro Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani. L'equilibrio di queste realtà ha fissato il conferimento massimo di rifiuti in discarica al 10%, si spera di poter ragionare su un ulteriore abbassamento, fatto sta che che regolamentare l'economia circolare potrà rivelarsi uno degli strumenti più utili per il perseguimento dell'utopia di una società a rifiuti zero.

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