Fontanarosa piange il Carro caduto: cronaca di una tirata da dimenticare

16 agosto 2018, 15:03
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Doveva essere una festa, la più bella, la più attesa dell'anno. Invece no, la tirata si è trasformata in un incubo. Sono le 19.15. Nella curva di via Primo Maggio, nel punto più suggestivo, il Carro ci arriva in fretta, troppo largo, fuori dalla tradizionale traiettoria. Colpa dei buoi che tirano dritto, della pioggia che inizia a scendere con insistenza, di qualcosa che è andato storto. Fatto sta che nella successiva manovra per ritornare in carreggiata, la ruota destra del carro si alza, all'improvviso, e l'obelisco si accascia su un palazzo alla sua sinistra.
Succede tutto in pochi confusi secondi. Ed è un miracolo, perché poteva essere una tragedia. Subito si scatena il panico, il fuggi fuggi generale, si registra qualche malore, alla fine si conta solo un ferito: una ragazza colpita alla testa da un pezzo di legno oppure caduta nella calca (non è chiaro). La diagnosi è trauma cervicale. La giovane viene portata prima ad Ariano, poi trasferita ad Avellino. Fortunatamente, nulla di preoccupante.
Sul posto arrivano ambulanze, le Forze dell'Ordine delimitano l'area, accorrono i Vigili del Fuoco. Sono attimi convulsi, con gente che scappa e madri che mettono al sicuro i figli.
Fontanarosa rimane letteralmente sotto shock. Attonita. Mai nella secolare tradizione della tirata si era verificato un incidente simile. Pressoché intatta, la madonnina che sovrasta l'obelisco viene recuperata sul tetto di un'abitazione vicina allo schianto. La statua, accompagnata del Parroco, sfila tra applausi e lacrime.

Iniziano le operazioni di recupero e messa in sicurezza. Caschi rossi al lavoro fino a tarda notte. Grazie all'arrivo di due gru viene rimossa la parte superiore del Carro, rimasta adagiata su un tetto. Poi viene raddrizzata quella inferiore.
La gente, in silenzio e commossa, assiste sgomenta. Consapevole del rischio corso, del pericolo scampato. Allo stesso tempo però piegata dal dolore come piegato è il suo simbolo, il suo orgoglio, il suo vanto. Video e foto del Carro che cade, dell'obelisco mutilato, fanno immediatamente il giro del web e dei social. C'è chi critica, chi ironizza, chi giudica questi riti come arcaici, medievali, chi deride il dolore dei fontanarosani. I drammi veri sono altri. E ci mancherebbe, nessuno lo mette in dubbio. Ma il legame tra questo popolo e il suo simbolo è viscerale, intimo. ''Fontanarosa è il Carro e senza il Carro Fontanarosa muore'', dice provato il sindaco Pescatore. Questo lo hanno capito in tanti, soprattutto i Comuni, vicini e lontani, che vantano una tradizione simile. Solidarietà è giunta da Mirabella, Flumeri, Villanova del Battista, Nola, da decine di amministratori, migliaia di semplici cittadini.
Dopo una caduta c'è sempre una risalita. Fontanarosa ora dovrà farsi forza, rialzarsi e ricostruire il suo Carro.

(di Riccardo Di Blasi )

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