Matteo morto a Genova, la sorella: ''Nessuno mi ridarà mai mio fratello''

21 agosto 2018, 18:55
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TORRE DEL GRECO (NA) – “Abbiamo imparato ad un prezzo troppo alto che siamo qui solo per un attimo, che il tempo che abbiamo a disposizione per vivere senza rimpianti è troppo poco, può scivolarci dalle mani come se fosse niente”. A scriverlo è Leri Bertonati, sorella di Matteo, uno dei quattro giovani torresi ad aver perso la vita lo scorso 14 agosto nel crollo del ponte Morandi di Genova. Il post della giovane donna prosegue così: “Dobbiamo impegnarci a non nutrire la nostra vita con sentimenti brutti come l’odio, la rabbia, la voglia di vendetta o la ricerca di una colpa. Di chiunque sia la colpa, non ci sarà mai una notte in cui non andremo a letto con il pensiero per i nostri quattro ragazzi. Sento parlare di colpe e di giustizia. Io personalmente della giustizia non me ne faccio niente, io la giustizia non la voglio. Qualunque pena sconterà chi è colpevole di questa tragedia non mi ridarà mio fratello e i suoi migliori amici, non mi ridarà i loro sorrisi e loro sogni, non mi ridarà il casino che facevano quando suonavano costringendomi a trovare un altro posto per studiare. La vera giustizia io la chiamo coscienza, quella che farà perdere il sonno a queste persone e quella che alla fine dei loro giorni gli farà rivivere la sofferenza che hanno portato alle famiglie di queste vittime. Per questo dobbiamo impegnarci al massimo affinché questo dolore diventi la lezione più grande che la vita ci ha messo di fronte con tutta la potenza del mondo. Smettiamola di rimandare, smettiamola di portarci la rabbia dentro, viviamo innamorati della vita ricordando sempre che l’amore è più forte di ogni cosa che incontra sul suo cammino”. E ancora, rivolta al fratello Matteo: “Ti penserò sempre con un sorriso, quello che alla fine di ogni discussione mi facevi venire perché tanto era impossibile arrabbiarsi con te. Le cose normali non sono mai stato il tuo punto forte e di certo non avresti potuto lasciarci in un modo normale. Ci hai travolti e spiazzati, e all’improvviso siamo rimasti senza la tua musica”. 
(di Elisa Manacorda )

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