Confindustria ricorda Michele Sandulli: workshop sulla riforma della crisi d'impresa

14 dicembre 2017, 17:38
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Oltre a Confindustria, ordini professionali e imprenditori si chiamano in causa i sindaci per il monitoraggio dello stato di salute delle imprese sui territori

Come nel modello americano, l’impresa recupera autonomia e indipendenza dall’imprenditore, diventa un bene comune in grado di spalmare economia sul territorio, e quindi un patrimonio da salvaguardare e valorizzare. Questa l’ambizione delle migliori espressioni della dottrina fallimentare, che sono state illustrate presso la sede di Confindustria Avellino da un ricco parterre di accademici, avvocati, commercialisti e imprenditori, convocati dal Centro Studi Giuridici ed Economici dell’Impresa- Alta Irpinia per costruire una rete di partenariato funzionale alla ripresa del tessuto imprenditoriale della piccola e media impresa irpina. Il Centro Studi, infatti, presieduto dall’avvocato Raffaele Capasso, ha inteso celebrare il suo presidente onorario Michele Sandulli ad un anno dalla sua scomparsa, coniugando la sua figura a quella di precursore della moderna concezione di ‘salvataggio delle imprese’ e tutela degli interessi generali per discutere delle prospettive della “Emerging Insolvency”, ovvero la legge delega per la riforma della crisi d’impresa. Il ricordo del docente universitario, infatti, ma anche dello studioso, del politico, del ricercatore e dell’uomo è stato l’adagio che ha scandito i lavori e che ha tracciato il profilo di uno dei personaggi più illustri della dottrina fallimentare e della politica irpina, che rappresenta un faro per l’attività di ricerca condotta dall’associazione altirpina. Gli interventi, infatti, hanno tracciato i nervi scoperti della riforma, analizzando i contenuti della legge delega, ma in considerazione del contesto politico-economico europeo, del condizionamento della Brexit e della politica economica statunitense. 
Acquisito che la riforma della crisi di impresa prevede l’istituzione, presso la sede della Camera di Commercio di un ‘organismo di allerta’, ovvero uno strumento che consente l’emersione anticipata dalla crisi in grado di cogliere tempestivamente i segnali di difficoltà e trasmetterli all’imprenditore, gli esperti sollevano le prime criticità. Si chiama in causa la territorialità, ovvero il contesto in cui si opera; i sindaci vengono investiti di responsabilità nelle dinamiche di allerta e devono partecipare al monitoraggio delle imprese; e si chiede un maggiore investimento sulle professionalità dei giudici. 
Dopo i saluti di benvenuto del presidente dell’Unione degli Industriali di Via Palatucci Giuseppe Bruno, e del presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Avellino Francesco Tedesco, il presidente Capasso ha illustrato le coordinate del workshop: prevenire la crisi ed assistere gli imprenditori nelle dinamiche del mercato. “Con la riforma della legge fallimentare cambia radicalmente la gestione dell’indebitamento, delle procedure di insolvenza delle aziende ed entrano in vigore nuove norme che rispecchiano maggiormente il moderno ciclo di vita delle imprese: è arrivato il momento di interpretare in modo differente il rapporto fra imprese e ordini professionali, e attivare le procedure di allerta perché siamo di fronte ad un rinnovato concetto dell’impresa come bene comune. In Irpinia abbiamo dati allarmanti; basti pensare che l’Alta Irpinia perde 2mila abitanti all’anno, e abbiamo il dovere di frenare lo spopolamento con una maggiore attenzione alle imprese e alle opportunità lavorative”. 
In sala, oltre ad una ricca platea di professionisti afferenti agli ordini professionali coinvolti, anche la famiglia del compianto avvocato Sandulli. Dopo l’introduzione su ‘Michele Sandulli e il diritto fallimentare’ di Nicola Rocco di Torrepadula, dell’Università degli Studi di Salerno, il Presidente della II sezione civile del Tribunale di Avellino Giuseppe De Tullio ha coordinato i lavori e ha introdotto gli interventi di Massimo Miola, Università Federico II di Napoli, che nel commentare la riforma ha espresso non poche criticità in materia giurisprudenziale, rilevando una sostanziale distanza fra gli istituti giuridici e il Paese reale: “Le logiche di mercato tendono a togliere all’imprenditore la scelta dei tempi e modi di sottoporre l’azienda a procedure di risanamento, ma è necessario conciliare l’emersione anticipata della crisi con la tutela dell’imprenditore. È necessario stabilire la gradualità e la progressione dei rimedi, in quanto esistono varie misure e procedure da valutare caso per caso. Senza contare che c’è un fondato timore per cui, l’anticipazione della crisi d’impresa sia controproducente perché in palese contrasto con la libera economia: va chiarito il confine fra stato di crisi e stato di insofferenza”.
Una visione critica della riforma è stata illustrata da Stanislao De Matteis, Giudice Delegato del Tribunale di Napoli, titolare di uno degli studi più illustri dell’intero Mezzogiorno d’Italia, e autore della pubblicazione “L’emersione anticipata della crisi d’impresa. Modelli attuali e prospettive di sviluppo” (Quaderni di Giurisprudenza Commerciale, Giuffrè 2017). Il Consigliere De Matteis ha acceso i riflettori sulle importanti novità contenute nella legge delega che coinvolgeranno in maniera diretta anche il tribunale di Avellino: “Per accelerare le procedure, la legge delega ha pensato di attribuire ai tribunali di serie A le procedure delle trattative straordinarie che si occupano di crisi di impresa” ha spiegato. “Per questo è prevista la soppressione delle sezioni fallimentari in determinati tribunali, che potranno occuparsi soltanto della gestione di procedure di sovra-indebitamento. Ci saranno dunque problematiche di serie A e di serie B, ma ancora non si parla in maniera specifica della materia. Certo, è necessario distinguere la crisi dall’insolvenza, così come sarebbe opportuno che i sindaci facessero la loro parte e si attivassero in presenza di fondati indizi, che spesso sono squilibri di carattere reddituale, o altri indici di liquidità, ma anche in questo caso c’è contrasto fra lo stato di crisi e all’allerta interna di un’azienda. La procedura di salvataggio dell’impresa deve essere finalizzata al salvataggio dei creditori, e si deve tutelare l’interesse pubblico della continuità dell’impresa stessa”.
Alfonso Di Carlo, dell’Università Tor Vergata di Roma, ha proposto una comparazione del sistema italiano con quello estero, evidenziando le ombre che insistono sulla riforma. “Una parte della riforma si ritiene già saltata perché molti indici non sono più validi: il sistema italiano è ancora impostato sul salvataggio dell’imprenditore e non ci siamo ancora avvicinati all’impresa. Non possiamo dimenticare che il nostro è un sistema di mercato basato sulla libera concorrenza, e la crisi deve essere contestualizzata in questo scenario: l’orientamento del libero mercato propone all’impresa di ridurre continuamente i costi di produzione, e viene presa in considerazione soltanto quando interessa un settore strategico per lo Stato, oppure per salvare i livelli occupazionali. L’emersione della crisi deve seguire altri percorsi, e prendere in considerazione altri segnali che non siano di carattere strettamente finanziario, come la perdita di personale qualificato, oppure contrasti con i dipendenti, ed altro”.
A seguire, sono intervenuti Vincenzo Donativi, dell’Università Luiss di Roma- Lum Jean Monnet Bari sul rinnovato ruolo proattivo del collegio sindacale nell’emersione della crisi; e Luigi Lepore, dell’Università Parthenope Napoli, che ha illustrato un’indagine condotta dall’università sulla correlazione fra efficienza dei sistemi legali e asset delle aziende, con la relativa performance e influenza sulle aziende. “E’ necessario rendere concreti i diritti che sono presenti in un quadro normativo, perché giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo delle imprese: le performance aziendali dipendono dalla certezza del diritto e da una riduzione dei tempi dei procedimenti”. 
Ha concluso, infine, Settimio Di Salvo, professore dell’Università Federico II Napoli: “Non trovo opportuna una distinzione fra i tribunali di serie A e di serie B che si va delineando. Non siamo concordi con l’abolizione delle sezioni fallimentari di Avellino, Benevento e Santa Maria Capua Vetere; non siamo d’accordo soprattutto alla luce di quanto accaduto in Irpinia con il sisma del 1980, perché significa eliminare competenze specifiche dei tribunali nei territori, per affidarle alle Corti d’Appello. Per quanto concerne le procedure d’allerta previste dalla legge delega, non possiamo che valutare i casi e l’applicazione concreta giorno per giorno, soprattutto tendendo in considerazione l’Europa in cui troviamo, la Brexit e la politica statunitense, che condizionano fortemente l’evoluzione delle cose: il problema infatti, sarà l’interpretazione della norma e la definizione della prassi”. Con la riforma della legge fallimentare cambia radicalmente la gestione dell’indebitamento, delle procedure di insolvenza delle aziende ed entrano in vigore nuove norme che rispecchiano maggiormente il moderno ciclo di vita delle imprese”. L’obiettivo annunciato è quello di prevenire le crisi ed assistere gli imprenditori nelle dinamiche del mercato. Si delineano nuovi ruoli e funzioni per i professionisti che accompagnano l’intrapresa economica. Si rende necessaria maggiore sintonia fra il mondo professionale e il mondo imprenditoriale.
(di Nicoletta Caraglia )

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