Natura incontaminata, pregiate distese di vigne e di uliveti.
Un colpo d’occhio di colori intensi che fa sognare e riporta alle nostre radici, alla nostra bella identità.
Quei colori che gridano terra e orgoglio e che seppure sotto la pioggia e quella coltre di nebbia restituiscono comunque la meravigliosa bellezza del paesaggio, la ricchezza, il patrimonio della natura che va conservato, valorizzato, tutelato perché oggi la vera ricchezza è questa: agricoltura, salubrità, verde, turismo lento e sostenibile; tratti distintivi di terre d’Irpinia famose nel mondo per le eccellenze enogastronomiche.
Terre dove anche molti giovani hanno deciso di restare per investire. E una questa si chiama: Pietradefusi, città del torrone, del vino ma anche di olio con immense potenzialità grazie anche alla sua vocazione artigianale e turistica.
Pietradefusi oggi però si sente minacciata: potrebbe trasformarsi anche nel paese del forno crematorio.
E’ la paura della gente onesta che coltiva con sacrificio queste terre, è l’ansia degli abitanti anche dei paesi vicini.
Sopra Pietradefusi sovrasta - come una regina - la città che un tempo fu capoluogo del Principato Ultra: Montefusco che con il greco di Tufo, con il tombolo, con il convento dei Frati Cappuccini di Sant’Egidio dove un tempo si trattenne anche San Pio, resta ancora un gioiello della natura grazie anche al patrimonio del Bosco delle Surte.
Eppure proprio ad un passo da Montefusco, Montemiletto, Montaperto, Serra, San Nazzaro, San Giorgio Del Sannio, Torre Le Nocelle, Dentecane, Venticano, Castel Del Lago e non solo potrebbe essere realizzato un tempio crematorio.
Location? Località Cimitero di Sant’Angelo a Cancelli. Un piccolo borgo circondato da vigne, uliveti ad uno schiocco di dita dal paese di Pietradefusi.
Una location centrale. Ottima se non fosse che li dovrebbe essere realizzato proprio quel tempio per defunti.
“MA QUA NON SI PASSA". SI', ESATTO. QUI NON SI PASSA. "Pronti alle barricate".
Sit-in di protesta questa mattina a Pietradefusi.
Sindaco, ripensi al progetto.
Il passo indietro non significa ammainare bandiera bianca, ma issare i colori dell’orgoglio della terra dove lei è nato e dove ognuno vorrebbe continuare a restituire ricchezza economica che giunge dalla terra incontaminata che è ossigeno puro e vita per il nostro presente, e il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno.








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