"Dalle cosce di prosciutto alle cagliate: prodotti che, in assenza di un’adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi legati alla guerra in Iran".
È l’allarme lanciato dai diecimila agricoltori della Coldiretti.
Un prodotto simbolo sono le cagliate. Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute.
Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”.
Dal valico altoatesino del Brennero transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio.
Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro.
"Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali".
L'appello in sintesi è: si intervenga per la tutela del Made in Italy.







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