BENEVENTO - "Il 6 ottobre doveva partire la mensa scolastica. Doveva.
Ci aspettavamo che l'Amministrazione accogliesse gli alunni, all'inizio del nuovo anno scolastico, con un bel taglio del nastro e una mensa finalmente operativa.
Così non è stato: il servizio, atteso per il 6 ottobre, è stato rinviato al 13 ottobre, per il momento".
Così in una nota d' avvio il presidente Associazione Benevento Domani, Nicola Boccalone.
"Abbiamo peccato di ottimismo: pensavamo che almeno tre bambini su quattro sarebbero stati ammessi.
Invece niente per nessuno. L'appuntamento era fissato da tempo, le famiglie si erano organizzate e adesso devono reinventarsi la vita, tra orari, nonni e pellegrinaggi.
Per un servizio indispensabile, che stenta a partire. A pagare il prezzo del rinvio sono le famiglie.
La data era nota da tempo e molti genitori avevano organizzato di conseguenza orari di lavoro, spostamenti e routine quotidiane.
Ora devono rifare tutto da capo, continuando nell’attesa e nell'incertezza che il servizio parta, finalmente.I numeri, del resto, erano già un campanello d'allarme.
Gli aventi diritto sono 2.200 bambini e le richieste pervenute sono 1.700 pasti al giorno: 1.500 per gli alunni e 200 per insegnanti e personale ATA.
Il servizio, però, è stato affidato a settembre 2025 per sette anni, per un valore di 7,5 milioni di euro, sulla base di una media di 1.000 pasti giornalieri. Il contratto consente un'oscillazione del 20%, quindi tra 800 e 1.200 pasti, ben sotto il fabbisogno reale.
Per arrivare a 1.700, serviva un piccolo miracolo: far moltiplicare i pasti lungo il tragitto dal centro di cottura di Beltiglio di Ceppaloni alle scuole. Dai pani e i pesci ai pasti della mensa.
Il miracolo, però, non è arrivato.
Pesa anche il nodo dei costi.
Alle famiglie era stata chiesta una compartecipazione pari al 59,28% del costo del servizio, contro una soglia minima fissata al 36%.
Con la delibera n. 171 del 30 luglio la Giunta ha "attualizzato" il servizio, portando la quota al 56,45%.
Un ritocco che resta largamente sopra il minimo e che non è un buon indizio di salute dello stato delle finanze dell’Ente.
La mensa è un banco di prova per l'Amministrazione che ha dimostrato tutta la sua “brillantezza amministrativa”, che le famiglie e bambini hanno potuto apprezzare.
Il nastro è rimasto al suo posto e il miracolo è rimandato".







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