L’anfiteatro di Capua e il mito dei gladiatori: dall'epoca romana ai giorni nostri

27 novembre 2018, 15:35
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L’anfiteatro romano più importante, secondo solo al Colosseo, si trova in Campania a Santa Maria Capua Vetere. La struttura ha avuto importanza fondamentale per una delle forme di intrattenimento più famose dell’epoca romana: la lotta tra gladiatori. Anche se secoli di razzie e depredamenti l’hanno lasciata in rovine, sta vivendo una nuova popolarità grazie all’attenzione del Polo museale campano, testimoniando ancora una volta l’importanza della memoria storica.


L’anfiteatro di epoca romana a Capua: le origini del mito dei gladiatori
La dominazione romana sul territorio italiano ha lasciato una grandissima quantità di reperti architettonici, alcuni conservati meglio, altri ridotti a irriconoscibili rovine, che hanno permesso di ricostruire storia e usanze del popolo romano prima del crollo dell’Impero. Tra i tanti costumi diffusi nell’antica Roma c’era sicuramente quello dei combattimenti tra gladiatori: uno degli spettacoli più imponenti della cultura popolare romana, intrattenimento dei più ricchi e anche delle masse, veniva offerto per celebrare occasioni di ogni genere, dai funerali alle ricorrenze pubbliche. Quando si parla di gladiatori, il primo riferimento va senza dubbio all’anfiteatro flavio, il celebre Colosseo, nel quale avvenivano efferati e spettacolari combattimenti al cospetto degli imperatori; non molti sanno però che la prima scuola di gladiatori aveva sede nell’anfiteatro romano della città di Capua, noto per essere stato il punto di partenza della rivolta del gladiatore Spartaco nel 73 a.C, e che la maggior parte delle conoscenze oggi a disposizione sul fenomeno dei gladiatori non viene dai resti romani ma dai ritrovamenti effettuati a Pompei. Proprio l’anfiteatro capuano, infatti, fu modello per il Colosseo romano, sia dal punto di vista della struttura che delle attività gladiatorie; e già alla fine dell’VIII secolo a.C. il prestigio dei combattimenti fra gladiatori aveva preso piede come la maggior forma di intrattenimento dell’Impero.


La diffusione della storia dei gladiatori nella cultura popolare
Ancora oggi è ben nota la grande fama che combattenti eccezionali riuscivano a conquistare in lotte all’ultimo sangue negli anfiteatri romani: il mito dei gladiatori si è diffuso nella cultura popolare grazie a riferimenti di ogni genere, dai film alle serie TV, ai videogiochi, alle collane di libri. Non sono solo i celebri film “Il gladiatore” (2000) di Ridley Scott, distribuito in Italia dalla Universal Pictures e “Spartacus” (1960) di Stanley Kubrick ad aver lasciato il segno nell’immaginario popolare: negli anni ’60 in Italia si diffusero vari film d’azione a tema mitologico, come “Il gladiatore di Roma” (Marco Costa, 1962), “I dieci gladiatori” (Nick Nostro, 1963) e “Il gladiatore che sfidò l’impero” (Domenico Paolella, 1965), che contribuirono ad alimentare il mito già molto sentito dei gladiatori. Per quanto riguarda il piccolo schermo, negli anni ’90 il game show “Gladiators”, in cui quattro avversari sfidavano i gladiatori fissi del programma, riscosse molto successo arrivando a ben otto edizioni, mentre in tempi più recenti la serie TV “Spartacus”, incentrata sulle avventure del gladiatore trace Spartaco, ha appassionato per tre stagioni milioni di spettatori. L’adrenalina del mondo dei gladiatori ha raggiunto anche i videogiochi e il campo dell’intrattenimento: nel settore dei casinò online, ad esempio, una delle slot più avvincenti di Betway è Gladiators Gold, realizzata in HTML5, ideale per rivivere le emozioni dell’arena direttamente dal proprio computer o smartphone. Per quanto riguarda i videogiochi, invece, il gioco d’azione Ryse: Son of Rome, della software house Crytek, rende possibile combattere in prima persona simulando le lotte degli antichi gladiatori. Per gli amanti della lettura, infine, ci si può immedesimare nella vita dell’Impero per mezzo dei romanzi creati dallo storico inglese Simon Scarrow: al momento sono stati pubblicati per la serie “Gladiator” quattro volumi che seguono le avventure del gladiatore di fantasia Marco Cornelio Primo, rapito e venduto come schiavo.


L’anfiteatro capuano oggi: da rovina a monumento nazionale
Nonostante l’attualità della figura dei gladiatori, ancora diffusissima nella cultura popolare di tutto il mondo, le strutture che un tempo ospitavano i combattimenti hanno però risentito in maniera irreparabile della fine dell’epoca d’oro degli spettacoli di lotta e, soprattutto, della mano distruttiva delle invasioni nemiche. L’anfiteatro di Capua, a seguito delle razzie barbariche e saracene del IX secolo, ha finito per rimanere inutilizzato e le pietre che lo componevano sono state sfruttate per ricostruire la città. È rimasto depredato, in stato di abbandono, fino all’epoca borbonica, quando è stato dichiarato monumento nazionale dal re nel XVIII secolo; da quel momento in poi si è prestata un maggiore attenzione alla struttura dell’anfiteatro fino ad arrivare ai giorni nostri, nei quali ricopre un ruolo fondamentale per la memoria storica della gloria dell’epoca dei gladiatori. La struttura, infatti, unitamente al centro museale ad essa dedicato e alla zona un tempo adibita al culto mitraico nei dintorni dell’anfiteatro, è oggi inserita nel Polo museale della Campania, e si attesta come una delle testimonianze più preziose per comprendere i costumi romani e la storia della scuola di combattimento che ispirò il Colosseo, anch’esso caduto in rovina e risollevato grazie alle attenzioni dei beni culturali.

La storia lunga secoli dell’anfiteatro capuano ha dunque conosciuto momenti bui, ma grazie all’interesse e alle attività del circuito museale campano può godere di una rinnovata popolarità e di una preziosa attenzione alla sua conservazione, testimoniando ancora una volta l’impatto dell’Impero romano sul territorio italiano.

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