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Mastella: "Il Centro dia prova di unità, bene l'apertura di Renzi su Manfredi. Legge elettorale? Rischio incostituzionalità"

Mastella

"L'area di centro è chiamata ad una prova di responsabilità davanti al Paese, superare la logica, deleteria, del cespuglio per non disperdere in mille rivoli il patrimonio politico, culturale ed elettorale dell'area moderata.La coalizione progressista senza Centro non vince, è scritto nella storia del Paese.

La non autosufficienza della sinistra è un dato di fatto. Ma il centro deve dare prova di maturità e unità. In questo senso valuto molto positivamente l'apertura, dalla Festa dell'Unità di Reggio Emilia, di Matteo Renzi a Gaetano Manfredi come frontman del Centro.

E' la direzione giusta per superare personalismi e uscire definitivamente dalla logica dei veti", lo ha detto il leader nazionale di Noi di Centro e sindaco di Benevento Clemente Mastella parlando alla festa dell'Avanti, promossa dal Psi a Campobasso.

Dove l'ex Guardasigilli ha anche segnalato i forti rischi di incostituzionalità della legge elettorale che in settimana sarà approvata al Senato.

"Questa legge elettorale presenta un rischio elevatissimo di incostituzionalità perché mette insieme una serie di meccanismi che alterano l’eguaglianza del voto, comprimono la libertà di scelta degli elettori e proteggono artificialmente i partiti già presenti in Parlamento.Il profilo piu importante riguarda il Senato. La Costituzione stabilisce che esso sia eletto 'a base regionale', mentre questa legge costruisce un premio sostanzialmente nazionale e, per di più, subordinato al raggiungimento del 42% nazionale da parte della stessa coalizione in entrambe le Camere.

Il meccanismo contrasterebbe con la diversa base costituzionale prevista per Camera e Senato.Altro punto è rappresentato dai capilista bloccati.

Si mantiene una categoria di eletti scelti direttamente dalle segreterie.

L’elettore può esprimere preferenze soltanto dopo che il vertice del partito ha già assicurato il primo posto, in realta gli eletti con le preferenze saranno pochissimi.

Discutibile anche il meccanismo delle firme.

Ai nuovi partiti viene imposto di raccogliere da 6.000 a 7.000 sottoscrizioni, contro le precedenti 1.500, e di presentarsi in almeno la metà delle circoscrizioni. Restano invece esentati i partiti dotati di due gruppi parlamentari e vengono previste condizioni di favore per alcune forze che hanno già una rappresentanza.

Non è una regola uguale per tutti: è una norma scritta dai soggetti già presenti per rendere più difficile l’ingresso dei concorrenti. Il possibile contrasto con gli articoli 3, 49 e 51 della Costituzione è fortissimo: la competizione democratica non può essere regolata in modo da garantire chi è già dentro e scoraggiare chi è fuori.Infine, c’è il tema dell’indicazione del candidato presidente del Consiglio.

La nostra Costituzione non prevede l’elezione diretta del premier: il Presidente del Consiglio è nominato dal Capo dello Stato. Si rischia un naufragio davanti alla Consulta".

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